
L’insediamento della Commissione prefettizia d’indagine presso il Comune di Modugno segna un passaggio delicato e inedito per la vita istituzionale della città. Dopo l’arresto dell’ex assessore alle Attività produttive Lopez, nell’ambito di un’inchiesta per presunto voto di scambio elettorale politico-mafioso, l’intervento dello Stato apre una nuova fase che va oltre il piano giudiziario e investe direttamente la tenuta dell’amministrazione comunale.
Nel giro di poche ore dall’insediamento della Commissione, le forze politiche presenti in Consiglio Comunale hanno espresso posizioni differenti, talvolta convergenti nei toni, talvolta radicalmente opposte negli esiti. A emergere è un quadro frammentato, che oscilla tra richieste di dimissioni immediate, difesa del garantismo, inviti alla prosecuzione dell’attività amministrativa e richiami a una presa di responsabilità collettiva.
Il comunicato del Partito Democratico: “la consiliatura è conclusa”
A segnare lo spartiacque politico più netto è il comunicato ufficiale del Partito Democratico di Modugno, diffuso all’indomani dell’insediamento della Commissione prefettizia.
Nel documento, il PD afferma che l’arrivo della Commissione «non può lasciare indifferente il Sindaco, la Giunta e tutto il Consiglio Comunale, gruppo PD compreso», rivendicando il diritto della città ad attendere con serenità l’esito delle indagini, ma allo stesso tempo dichiarando di fatto esaurita l’esperienza consiliare.
Il Partito Democratico richiama quanto stabilito nella Conferenza dei Capigruppo, dove all’unanimità si è ritenuto politicamente inopportuno adottare, fino al termine dei lavori della Commissione, provvedimenti che vadano oltre l’ordinaria amministrazione. Da qui la conclusione: la necessità di concludere immediatamente l’esperienza amministrativa, auspicando le dimissioni del Sindaco, della Giunta e dell’intero Consiglio Comunale come atto di “garbo istituzionale e rispetto verso la città”.
Una presa di posizione netta, che colloca il PD su una linea di rottura rispetto alla prosecuzione della consiliatura, ma che arriva solo dopo l’intervento formale dello Stato.
A integrazione del comunicato ufficiale, nella giornata del 17 dicembre il capogruppo del Partito Democratico, Vito Silvestri, ha affidato ai social network una lunga riflessione personale sui fatti che hanno condotto all’auspicio delle dimissioni di tutti gli Organi di governo cittadini.
Nel suo intervento, Silvestri ripercorre la sequenza degli eventi a partire dal 5 novembre, data dell’arresto dell’ex assessore Lopez, sottolineando la gravità dell’accaduto sul piano politico e simbolico, indipendentemente dagli esiti giudiziari ancora da accertare. Pur ribadendo di non voler accusare nessuno e di nutrire stima personale nei confronti del Sindaco e della Giunta, il capogruppo dem definisce l’episodio come un fatto “grave e irreversibile” che ha inciso profondamente sulla fiducia dei cittadini nella politica locale.
Silvestri chiarisce inoltre che, dal suo osservatorio di consigliere di minoranza, non avrebbe mai riscontrato elementi tali da far ipotizzare infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione comunale o degli uffici, rimarcando la distinzione tra il piano giudiziario e quello amministrativo, quest’ultimo affidato ora alla verifica della Commissione prefettizia.
Nel ricostruire le settimane successive all’arresto, il capogruppo PD richiama la seduta consiliare del 21 novembre e la successiva decisione unanime, assunta in Conferenza dei Capigruppo il 12 dicembre, di sospendere ogni atto che esulasse dall’ordinaria amministrazione. È in questo contesto, spiega Silvestri, che il Partito Democratico, dopo un confronto interno e con i livelli provinciali e regionali, è giunto alla conclusione che le dimissioni collegiali siano la soluzione più auspicabile per l’intera Città.
Secondo quanto precisato, tale scelta non rappresenterebbe un atto di sfiducia politica né un’ammissione di responsabilità, ma un gesto ritenuto necessario di garbo istituzionale e di rispetto nei confronti della città, degli inquirenti e della Commissione prefettizia, finalizzato a tutelare il futuro amministrativo di Modugno.
Il Movimento 5 Stelle: “una zona grigia denunciata dal 2020”
Di segno diverso, ma ugualmente critico, è il lungo e articolato comunicato dell’Associazione Modugno A 5 Stelle e del Gruppo Territoriale M5S Modugno–Bitonto.
Il Movimento accoglie con favore l’insediamento della Commissione prefettizia, definendolo una risposta istituzionale a un quadro di opacità amministrativa denunciato da anni. Nel comunicato, il M5S ricostruisce puntualmente le richieste di accesso agli atti elettorali avanzate già nel 2020, in particolare sui moduli di sottoscrizione delle liste candidate, richieste che, secondo quanto riportato, non hanno mai trovato soddisfazione e che vennero respinte dagli uffici competenti con motivazioni variabili e spesso incoerenti.
Il Movimento denuncia l’esistenza di una “zona grigia” di opacità amministrativa già a partire dal 2020, sottolineando come l’inerzia istituzionale abbia impedito verifiche tempestive su documenti oggi ritenuti cruciali per le indagini. Secondo quanto affermato, tale contesto avrebbe contribuito a creare l’ambiente in cui si è successivamente innestato un quadro più grave, descritto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari come un sistema “compiacente e permeabile agli interessi mafiosi”.
Nel comunicato si evidenzia inoltre che la documentazione relativa al mancato accesso agli atti fu trasmessa formalmente, tramite PEC, a tutti i vertici istituzionali dell’epoca – Sindaco, Giunta, Segretario generale e Consiglio comunale – rendendo l’inerzia successiva una responsabilità politica che il Movimento definisce “estesa”.
Pur ribadendo il massimo garantismo per tutti gli indagati e dichiarando di non voler entrare nel merito delle ipotesi di reato, il M5S contesta quella che definisce un’“ipocrisia istituzionale” sul tema della trasparenza amministrativa. In questo quadro, sottolinea come la richiesta di dimissioni avanzata dal Partito Democratico sia intervenuta solo dopo l’insediamento della Commissione prefettizia, evidenziando una brusca inversione di marcia rispetto alla linea di totale garantismo espressa in precedenza dal Partito Democratico in Consiglio Comunale.
Le dimissioni di Italia Giusta: un atto precedente alla Commissione
Nel dibattito politico attuale è fondamentale distinguere i piani temporali. Prima dell’insediamento della Commissione prefettizia, e precisamente all’indomani dell’arresto dell’ex assessore Lopez, si colloca un atto formale di rilievo istituzionale: le dimissioni del consigliere comunale di Italia Giusta.
Con una lettera indirizzata al Sindaco e al Segretario Generale del Comune, Pierino Losole ha rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato, chiedendo all’Ente di procedere agli adempimenti previsti. Si tratta di un atto personale, giuridicamente valido e inequivocabile, assunto quando la vicenda era ancora confinata alla dimensione giudiziaria e prima che lo Stato attivasse lo strumento della Commissione d’indagine.
La scelta di Italia Giusta si configura dunque come una decisione individuale anticipatoria, che non discende dall’intervento prefettizio ma dalla valutazione politica dell’arresto e del suo impatto sull’amministrazione.
Dal momento in cui il consigliere Losole ha rassegnato le proprie dimissioni, non risultano pervenute accettazioni di incarichi da parte di coloro i quali, come da normativa vigente, avrebbero potuto sostituire lo scranno precedentemente occupato dal consigliere dimissionario.
Fratelli d’Italia: garantismo e attesa degli esiti
Fratelli d’Italia, non presente in Consiglio Comunale, tramite il Coordinatore Politico cittadino Pierpaolo Ventrella, ha espresso una posizione improntata all’attesa degli esiti della Commissione prefettizia e al rispetto del principio del garantismo.
Secondo quanto riferito, il partito manifesta scetticismo rispetto alla proposta di dimissioni avanzata dal Partito Democratico, ritenendo che la cosiddetta agibilità politica dell’amministrazione debba essere valutata esclusivamente dai consiglieri comunali di maggioranza, in quanto investiti del mandato popolare. In questa prospettiva, viene sottolineato che le dimissioni costituiscono un atto personale dei singoli consiglieri e che, qualora non vi siano più le condizioni per proseguire, spetta a ciascuno assumersi direttamente tale responsabilità, senza sollecitare dimissioni altrui.
Fratelli d’Italia evidenzia inoltre che chiedere ad altri soggetti istituzionali di dimettersi non rappresenta, a suo avviso, una modalità corretta di gestione della crisi politica. In merito all’operato dell’amministrazione comunale, viene riconosciuto che alcuni risultati positivi siano stati conseguiti, pur rilevando la possibilità di ulteriori miglioramenti.
Il partito ribadisce infine che la propria fiducia è riposta nel lavoro della Commissione prefettizia d’inchiesta e della Magistratura, ritenendo necessario attendere le conclusioni delle verifiche in corso prima di valutare eventuali percorsi politici differenti rispetto all’attuale assetto istituzionale.
PSI, civici e liste locali: tra solidarietà e responsabilità collettiva
Il PSI di Modugno ribadisce e conferma la propria collocazione all’opposizione dell’Amministrazione Comunale, esclusivamente sul piano politico. Nel comunicato, i Socialisti dichiarano al contempo solidarietà istituzionale all’amministrazione e al Sindaco, esprimendo l’auspicio che possa essere chiarita al più presto l’estraneità del Primo Cittadino ai fatti contestati.
Nella consapevolezza del momento delicato che la Città sta vivendo, richiamano la necessità di superarlo attraverso il rafforzamento della comunità modugnese, composta da donne e uomini, giovani e meno giovani, lavoratori, professionisti, artigiani, agricoltori e imprenditori.
Il PSI sottolinea la necessità di affrontare il momento attuale mantenendo coesione e unità, affermando la propria presenza e il proprio impegno a fianco dei cittadini di Modugno.
Modugno Solidale, per tramite del consigliere Antonello Chessa, prende atto dell’insediamento della Commissione e afferma che non vi sarebbero le condizioni per proseguire una corretta e serena attività politico-amministrativa. Invita quindi tutte le forze presenti a contemplare l’opportunità delle dimissioni per sciogliere l’organo consiliare, di fatto facendosi precursore della posizione del Partito Democratico.
I Civici Popolari Europei adottano una posizione di coerenza istituzionale: o si continua a governare lavorando pienamente, oppure si rassegnano le dimissioni. Nessuna “zona grigia” intermedia, poiché sarebbe dannosa per le casse dell’ente in quanto significherebbe mantenere a libro spese un consiglio comunale inefficiente e inoperante.
Anche il gruppo consiliare Modugno col Cuore – Noi Popolari, forza di maggioranza, ha trasmesso una breve dichiarazione in merito all’insediamento della Commissione prefettizia d’indagine.
Nel messaggio, il gruppo afferma: «Con la serenità e la consapevolezza di aver svolto con piena trasparenza ed impegno le mansioni relative al ruolo ricevuto democraticamente dai cittadini, accogliamo con estrema fiducia il lavoro della Commissione d’indagine».
La posizione del gruppo Impresa per Modugno , espressa dal consigliere Nicola Caputo, riguarda una necessaria presa d’atto collettiva della crisi, pur ritenendo le dimissioni non automaticamente imponibili a tutti. Inoltre, egli precisa che è il Consiglio Comunale il luogo preposto per questo tipo di valutazioni e non i Social Network.
Il consigliere Gianfranco Fragassi ha trasmesso alla redazione di CardoNews una dichiarazione scritta nella quale interviene sugli sviluppi istituzionali successivi all’arresto dell’ex assessore alle Attività produttive Lopez e al coinvolgimento del sindaco Bonasia nell’inchiesta sul presunto voto di scambio relativo alle elezioni comunali del 2020. Fragassi ricorda come, a seguito di tali eventi, il Ministero dell’Interno abbia disposto l’accesso agli atti presso il Comune di Modugno, passaggio previsto dalla normativa vigente.
Nella dichiarazione, Fragassi afferma di non poter conoscere quali saranno i risvolti futuri dell’inchiesta e richiama un episodio pubblico avvenuto nel novembre 2024, quando il Sindaco partecipò alla marcia sulla legalità ribadendo il proprio rifiuto di ogni forma di illegalità. Alla luce di ciò, Fragassi evidenzia come gli risulti difficile ipotizzare un coinvolgimento diretto del Primo Cittadino nei fatti contestati.
Il documento pone quindi l’attenzione sulle possibili conseguenze istituzionali, in particolare sul rischio di scioglimento del Consiglio Comunale e di un commissariamento che potrebbe protrarsi per uno o due anni. Secondo Fragassi, tale scenario comporterebbe la mancata realizzazione o programmazione di opere ritenute rilevanti per la città, come la riapertura delle piscine comunali, il riassetto della viabilità e la realizzazione del parcheggio interrato.
Nella parte conclusiva della dichiarazione, Fragassi richiama la necessità di valutare il bene complessivo della città, indicando nelle dimissioni del Sindaco o dei consiglieri comunali una possibile soluzione per evitare un lungo commissariamento e consentire un ritorno alle urne in tempi più brevi. Precisa infine che tale ipotesi non equivarrebbe a un’ammissione di responsabilità per illeciti, ma rappresenterebbe una scelta politica orientata a tutelare l’interesse della comunità.
Il Movimento Nuove Frontiere richiama infine a una riflessione più profonda sul modo di fare politica in città, sostenendo che l’attuale situazione debba tradursi in un cambiamento culturale e non solo in scelte formali.
Il gruppo Modugno per le imprese ed il commercio ritiene corretto adottare un approccio di rispetto e di attesa in merito alle ultime vicende, evitando dichiarazioni affrettate.
Casa del Popolo, PCI e Puglia Pacifista e Popolare: opposizione esterna e denuncia politica
Nelle ore successive all’arresto dell’assessore, è intervenuta anche l’A.P.S. Casa del Popolo – Modugno zona Cecilia, insieme alla Sezione PCI “Filippo D’Agostino” di Bari e a Puglia Pacifista e Popolare, attraverso un comunicato pubblico congiunto.
Nel documento, le realtà firmatarie definiscono “gravissime” le notizie emerse, richiamando le accuse di scambio elettorale politico-mafioso, corruzione e presunti legami con ambienti criminali, sottolineando come tali vicende abbiano riportato Modugno al centro delle cronache giudiziarie.
I firmatari precisano di non aver mai fatto parte del Consiglio Comunale e di aver mantenuto negli anni una posizione di opposizione esterna alle scelte dell’amministrazione, dichiarando di aver agito al di fuori delle istituzioni, “fra la gente e nelle piazze”, in coerenza con i principi di legalità, trasparenza e buon governo.
Nel comunicato si afferma inoltre che altre forze politiche presenti in Consiglio Comunale avrebbero sostenuto o difeso l’azione amministrativa, mentre Casa del Popolo e le organizzazioni firmatarie rivendicano di aver denunciato nel tempo errori, opacità e ambiguità del sistema politico-amministrativo cittadino.
Il testo fa riferimento anche al quadro politico regionale, segnalando la presenza di esponenti della stagione amministrativa modugnese tra i candidati alle elezioni regionali pugliesi. In conclusione, i firmatari affermano che Modugno e la Puglia meritano un’amministrazione “pulita, onesta e indipendente”, ribadendo la volontà di continuare a sostenere i valori della giustizia e della dignità, mentre le indagini seguiranno il loro corso.
Un Consiglio sospeso tra due fasi
Il quadro che emerge è quello di un Consiglio Comunale sospeso tra due fasi: una prima, segnata dall’inchiesta giudiziaria e dalle dimissioni individuali; una seconda, aperta dall’insediamento della Commissione prefettizia, che introduce una valutazione complessiva sull’azione amministrativa.
Se il comunicato del Partito Democratico rappresenta il punto di svolta politico-istituzionale, le posizioni delle altre forze mostrano come la città sia attraversata da letture diverse dello stesso evento. In attesa delle conclusioni della Commissione, Modugno vive una fase di transizione in cui la domanda centrale resta aperta: proseguire, dimettersi o attendere, e soprattutto con quale legittimità politica.