L’associazione, presente anche in altre città d’Italia, tuona contro la volontà della politica, anche a livello nazionale, di non prendere decisioni coraggiose in fatto di ambiente
“I patrocini formali alle giornate ecologiche non bastano più. Nei consigli comunali, provinciali e regionali servono atti coraggiosi e immediati”. Così l’associazione Retake Modugno ha concluso un’accorata nota con la quale ribadire, una volta e per tutte, che gli atti civici e le manifestazioni ambientali non debbano ridursi solamente ad una manifestazione temporanea o, peggio, una facciata. Il comunicato, pubblicato successivamente alla notizia dell’esistenza del progetto di un nuovo inceneritore a Modugno, spazia su una tendenza, che sembrerebbe generalizzata, che rischia di far perdere il senso delle manifestazioni a tutela ambientale.
Un cortocircuito che va a minare di concetti come “resilienza” o “cittadinanza attiva”, parole importanti che, però, rischiano di rimanere solo belle parole. “A Modugno e in tutta la Puglia – spiegano – spendono ogni giorno tempo ed energie per un obiettivo comune: creare la cultura della cura del bene pubblico. Insegniamo ai ragazzi a rispettare l’ambiente, piantare alberi, ripulire spazi abbandonati, promuovere la filosofia del Rifiuto zero. Ma mentre questo esercizio prova a far crescere la comunità, le istituzioni nei fatti sembrano essere di tutt’altro avviso. Le loro decisioni viaggiano in direzione ostinata e contraria, trasformando la tanto lodata resilienza in un guscio vuoto”.
Gli attivisti pongono l’attenzione su una mancata assenza di visione che continua a preferire la via della cementificazione, del consumo di suolo, emissioni nocive, che portano ad un inquinamento strutturale e aggravato che “nessuna scopa, vernice e aiuola decorativa potrà mai ripulire”.
L’obiettivo di giornate ambientali, progetti di pulizia e del terzo settore in generale è quindi quello di cercare di cambiare rotta e dare l’esempio, mostrare una soluzione altra che sarebbe possibile e fattibile, se ci si impegnasse a tutti i livelli. Ma, e qui sta il cortocircuito evidenziato da Retake, “la politica continua ad aprire le porte a inceneritori e maxi impianti. Progetti impattanti (come nel caso Newo), dimostrano una totale assenza di visione: Invece di attuare politiche coraggiose per ridurre la produzione di rifiuti alla radice, si preferisce pianificare impianti per bruciarli”.
La conclusione è che quindi, in questo scenario, il volontarismo rischia di essere un atto fine a se stesso. “Il volontariato – dichiarano – e l’attivismo culturale non possono essere usati dalla politica come un “paravento sociale”, o come un servizio di manutenzione gratuito per lavarsi la coscienza e nascondere le proprie responsabilità amministrative. Non si può quindi chiedere ai cittadini di essere “resilienti” e di scendere in piazza per compiere bei gesti a favore dell’ambiente, se poi “chi governa continua a creare le condizioni perfette per il disastro”.