AMMINISTRATIVE MODUGNO IL NODO DEI SIMBOLI

AMMINISTRATIVE MODUGNO IL NODO DEI SIMBOLI

Tra civismo e identità politica. L’editoriale

In questi giorni si è parlato del caso Ventrella e delle accuse di presunte pressioni politiche da parte della compagine civica per candidarsi rinunciando ai simboli. Nei dibattiti tra candidati sindaco che si sono susseguiti, Beppe Montebruno, il candidato dell’area civica, ha smentito le pressioni ma ha confermato il nodo politico: il centrodestra nel civismo, senza simboli. C’è un passaggio che merita di essere letto con attenzione. Non tanto per ciò che smentisce, quanto per ciò che conferma.

Alla domanda sulle ricostruzioni circolate in questi giorni intorno al ritiro di Pierpaolo Ventrella, candidato sindaco del centrodestra per meno di una settimana, Montebruno ha respinto l’idea di avere esercitato pressioni. Lo ha fatto nettamente: ha detto di non avere quel potere, di non averlo esercitato, di non potere esercitarlo.

Fin qui la smentita.

Ma subito prima, nel ricostruire i rapporti politici avuti nelle settimane precedenti, lo stesso Montebruno ha ammesso un dato politicamente rilevante: ci sarebbero state interlocuzioni con figure del centrodestra, “almeno in un paio di occasioni”, con l’ipotesi di costruire una coalizione che contenesse anche espressioni del civismo di centrodestra, ma senza i simboli dei partiti.

È questo il punto.

Perché la vicenda Ventrella non nasce nel vuoto. Il 17 aprile il centrodestra aveva indicato pubblicamente Pierpaolo Ventrella, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, come candidato sindaco. In quella nota, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia rivendicavano un progetto preciso: riportare nello scenario politico modugnese i partiti tradizionali del centrodestra, dopo anni di egemonia del civismo.

Pochi giorni dopo, però, quel progetto salta. Ventrella annuncia il ritiro e spiega che, a due giorni dalla consegna delle liste, il presidente provinciale del suo partito lo avrebbe invitato a non presentare la lista, non concedendo l’uso del simbolo. Venendo meno Fratelli d’Italia, anche Forza Italia prende atto dell’impossibilità di proseguire: Antonio Caprio dichiara che non ci sono più le condizioni per portare avanti il progetto del centrodestra in quella tornata elettorale.

A quel punto la conseguenza politica è netta: alle elezioni amministrative di Modugno il centrodestra non si presenta. Le liste vengono depositate e i candidati sindaco restano tre: Beppe Montebruno, Giovanni Lomoro e Francesco Loconte.

La domanda, allora, non è soltanto se ci siano state “pressioni”. Questa è la parte che Montebruno nega e che andrebbe provata con elementi ulteriori. La domanda politica è un’altra: mentre il centrodestra provava a tornare in campo con i propri simboli, c’è stato un tentativo di assorbirne una parte dentro il civismo montebruniano, purché quei simboli restassero fuori?

Su questo punto le versioni, sorprendentemente, non si escludono. Anzi, si toccano.

Mario Pilolli, segretario cittadino della Lega, aveva raccontato a Modugno Meridiana — secondo quanto riportato da CardoNews — che durante la fase di costruzione della coalizione di centrodestra ci sarebbe stato un incontro con Beppe Montebruno, nel quale sarebbe stata prospettata un’alleanza a patto di trasformare i simboli dei partiti in semplici liste civiche.

Montebruno, dal canto suo, oggi dice qualcosa di molto simile nella struttura politica, pur dandole una lettura opposta: non pressioni, non manovre scorrette, ma interlocuzioni legittime. Il dialogo con il centrodestra, secondo la sua ricostruzione, si sarebbe interrotto proprio quando quell’area avrebbe voluto riaffermare la presenza dei propri simboli.

E allora il punto diventa chiaro: la distanza tra le due versioni non riguarda l’esistenza del dialogo. Quella, di fatto, viene riconosciuta. Riguarda la natura di quel dialogo. Per Montebruno era civismo: costruire un campo comune su obiettivi, programmi e temi condivisi, senza bandiere di partito. Per una parte del centrodestra, invece, quella richiesta avrebbe significato rinunciare alla propria identità politica proprio nel momento in cui si tentava di ricostruirla.

Qui si apre il vero nodo politico della vicenda.

Il caso Ventrella non è solo la storia di un simbolo negato da Bari o dai livelli provinciali di partito. È anche la fotografia di una città in cui il civismo continua a esercitare una forza gravitazionale enorme, al punto da attrarre, dividere o mettere in difficoltà perfino le aree politiche che vorrebbero tornare a presentarsi con i propri simboli.

Montebruno rivendica il civismo come valore e lo contrappone al trasformismo. Ma proprio questa rivendicazione solleva una domanda: quando si chiede a esponenti del centrodestra di entrare in una coalizione civica senza i simboli del centrodestra, si sta valorizzando il civismo?

Ventrella era stato indicato come candidato. Le liste, secondo i protagonisti locali, erano in costruzione. Poi arriva il mancato utilizzo del simbolo di Fratelli d’Italia, il ritiro della candidatura, l’impossibilità per Forza Italia e Lega di continuare da sole e, infine, l’assenza del centrodestra dalla competizione amministrativa.

Montebruno respinge l’accusa di avere esercitato pressioni. È giusto riportarlo. Ma le sue stesse parole confermano che un’interlocuzione con l’area di centrodestra c’è stata, e che il punto di rottura è stato esattamente quello indicato anche da altri protagonisti: la presenza o meno dei simboli.

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