PM10, MODUGNO NEL SILENZIO: DUE MESI SENZA PIANO DI RISANAMENTO. ORA ARRIVA LA DIFFIDA DEL COORDINAMENTO NO INCENERITORE

PM10, MODUGNO NEL SILENZIO: DUE MESI SENZA PIANO DI RISANAMENTO. ORA ARRIVA LA DIFFIDA DEL COORDINAMENTO NO INCENERITORE

Dalla Città Metropolitana l’ordine di risanamento è arrivato il 21 luglio, ma ancora non esiste nemmeno una bozza di piano. L’allarme delle associazioni: “Il diritto alla salute non è negoziabile”

“Nessun atto concreto, nessuna misura preventiva e nemmeno una bozza di piano di risanamento”. È la fotografia impietosa che il Coordinamento No Inceneritore – No Newo traccia dell’operato dell’amministrazione comunale di Modugno sull’emergenza ambientale legata alle polveri sottili, in una diffida formale resa pubblica nei giorni scorsi.

La scadenza non è una previsione ma un obbligo: dal 21 luglio, infatti, la Città Metropolitana ha imposto al Comune interventi di risanamento per abbattere i livelli critici di PM10 e PM2,5. A oltre due mesi di distanza, però, l’ente sarebbe rimasto nel silenzio più assoluto.

La salute sopra tutto

Alla base della diffida c’è un principio che i promotori richiamano senza mezzi termini: il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione e rafforzato dalla giurisprudenza di legittimità — come nella nota vicenda di Taranto — che ha stabilito la sua prevalenza su qualsiasi esigenza economica, produttiva o amministrativa. Una “corsia preferenziale assoluta e non negoziabile”, scrive il Coordinamento, che l’immobilismo comunale avrebbe ormai calpestato.

L’allarme, si ricorda, non arriva all’improvviso: era stato lanciato dalle associazioni di volontariato nella manifestazione del 24 luglio e confermato dagli atti ufficiali prodotti dalla Città Metropolitana e dalle autorità presenti al tavolo tecnico del 28 luglio.

Il consiglio aperto: troppo opaco

Il Coordinamento prende atto della convocazione di un consiglio comunale aperto entro fine mese, voluto dai consiglieri di minoranza. Ma l’opacità che circonda l’incontro genera preoccupazione: a oggi, non sono noti né gli invitati ufficiali, né le finalità specifiche, né le reali prerogative operative dell’assise.

Per questo la diffida chiede al Comune due cose precise: trasmettere immediatamente tutta la documentazione tecnica, i verbali del tavolo tecnico e le risultanze istruttorie ai consiglieri comunali e alle associazioni firmatarie della mobilitazione di luglio; e presentare in sede di consiglio un cronoprogramma certo, vincolante e dettagliato per la stesura e l’approvazione definitiva del piano di risanamento.

Prossimi passi: la via legale

La battaglia, precisano i promotori, non si ferma ai confini comunali: una lettera identica è stata inviata anche ai comuni limitrofi, affinché seguano le “misure di risanamento virtuose” già intraprese dai sindaci di altre città. E in mancanza di risposte immediate e di atti tangibili, il Coordinamento annuncia che “intraprenderemo ogni più opportuna sede legale e pubblica a tutela della collettività e del nostro territorio”.

Il messaggio finale è inequivocabile: la salute dei cittadini non è negoziabile.

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