NEWO CI RISIAMO. L’EUROPA RIAPRE IL CASO DELL’INCENERITORE DELLA DISCORDIA

NEWO CI RISIAMO. L’EUROPA RIAPRE IL CASO DELL’INCENERITORE DELLA DISCORDIA

Bruxelles chiede chiarimenti sui residui e sulle autorizzazioni: errori tecnici e procedure ignorate riaccendono lo scontro sul progetto

Sembrava una partita chiusa, ma il caso dell’inceneritore Newo torna prepotentemente d’attualità, questa volta con un richiamo che arriva direttamente dall’Europa. Dopo otto anni di ricorsi, proteste e sentenze, l’impianto di ossicombustione che dovrebbe sorgere nella zona industriale tra Bari e Modugno è nuovamente sotto esame: un’interrogazione presentata al Parlamento europeo dalle associazioni contrarie al progetto ha trovato risposta dall’ex Commissario all’Ambiente, che ha puntato il dito su obblighi comunitari mai menzionati né nell’autorizzazione, né nella revisione dell’AIA approvata dalla Regione Puglia.

Il cuore della questione sono i residui dell’impianto: non più solo rifiuti bruciati, ma scarti solidi (le cosiddette “perle verrose”) che, secondo Bruxelles, non possono essere assimilati a materiali di vetro e vanno invece trattati come residui di ossicombustione, soggetti a precise regole Ue. La petizione 1090/2022, ancora aperta, segnala che l’impianto Newo produrrebbe almeno 20 tonnellate all’anno di queste sostanze, soggette all’obbligo di registrazione al regolamento Reach, con costi burocratici e gestionali che potrebbero renderne non conveniente la realizzazione.

Nel frattempo, il progetto continua a dividere istituzioni e territorio. Se la Regione Puglia ha dato parere favorevole, la Città Metropolitana di Bari, Arpa, Asi e il Comune di Gioia del Colle hanno espresso forti perplessità, citando rischi sanitari e ambientali, oltre all’assenza di innovazione nella tecnologia proposta. Bocciature che hanno già bloccato progetti simili, come quello di Gioia del Colle.

La battaglia dei comitati ambientalisti, capitanati da “Ambiente è Vita”, non si è mai fermata: “La partita è ancora tutta aperta. La palla è ora nelle mani delle istituzioni europee, che hanno chiesto trasparenza e rispetto delle regole”.
In un territorio già saturo di emissioni e impianti industriali, la vicenda Newo si conferma un simbolo delle difficoltà (e dei rischi) della transizione energetica italiana, tra errori tecnici, procedure ignorate e cittadini sempre più determinati a difendere salute e ambiente.

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