IMPIANTO ADELFIA1, NEL PARERE IL COMUNE CHIEDE CHIARIMENTI

IMPIANTO ADELFIA1, NEL PARERE IL COMUNE CHIEDE CHIARIMENTI

Il Comune, con la relazione del professor Giancarlo Chiaia, solleva criticità su emissioni, salute, traffico, falda, rifiuti e ricadute anche sul territorio di Bari.

La valutazione all’impianto di coincenerimento di combustibile solido secondario (Css) previsto nell’area ex Olearia Pugliese, lungo la Statale 96 al confine tra Modugno e Bari, entra in una fase tecnica decisiva. Il Comune di Modugno ha depositato una relazione istruttoria di 30 pagine, redatta dal professor Giancarlo Chiaia, per formulare il proprio parere nel procedimento del Provvedimento autorizzativo unico regionale (PAUR).

Il documento esamina il progetto presentato da Adelfia Uno S.r.l., che prevede il trattamento di 200 mila tonnellate annue di rifiuti non pericolosi, con una potenza elettrica nominale di 25 megawatt e un collegamento elettrico che interessa sia Modugno sia Bari. La conclusione del consulente comunale è netta: allo stato attuale, la documentazione presentata «non consente di formulare un giudizio conclusivo sulla compatibilità ambientale dell’intervento». Per questo il Comune chiede 24 integrazioni, chiarimenti e rettifiche, ritenute indispensabili prima di esprimere un parere favorevole.

Le criticità sollevate

La relazione parte dal riutilizzo dell’area industriale dismessa, elemento che il consulente riconosce come positivo per il contenimento del consumo di suolo, ma che non basta a garantire la compatibilità del progetto. Il sito, ex Olearia Pugliese, richiede infatti una ricognizione completa delle attività pregresse, dei serbatoi e delle reti interrate, delle possibili sorgenti di contaminazione e delle verifiche ambientali già eseguite o ancora da svolgere.

Sul piano localizzativo, il documento rileva che l’area rientra nel perimetro del centro abitato, pur trovandosi in zona industriale. Questo non costituisce, da solo, un divieto automatico, ma impone una verifica puntuale dei criteri di tutela previsti dalla pianificazione regionale dei rifiuti e dagli strumenti urbanistici vigenti. Il Sia segnala inoltre l’interferenza del progetto con l’area di tutela dell’acquifero della Murgia e, lungo il tracciato del cavidotto, con aree vulnerabili alla contaminazione salina.

Emissioni, salute e ricadute

Il nodo più delicato riguarda la qualità dell’aria e gli effetti sulla salute. La relazione evidenzia discordanze nel quadro emissivo tra le schede AIA e la relazione tecnica, in particolare sui valori di diossine e monossido di carbonio, con differenze sia nei numeri sia nei periodi di mediazione. Il consulente chiede una tabella emissiva unica, con limiti, metodi di campionamento e condizioni di riferimento chiaramente definiti.

Sul fronte sanitario, la relazione critica l’uso di valori di esposizione professionale, per la tutela dei lavoratori adulti, come parametro di confronto per inquinanti come acido cloridrico, acido fluoridrico e ammoniaca. Tali valori, spiega il documento, non sono adeguati a valutare l’esposizione della popolazione generale, che include bambini, anziani e persone fragili, potenzialmente esposte in modo continuativo.

Per gli inquinanti persistenti e bioaccumulabili, come diossine, PCB e alcuni metalli, la relazione chiede di valutare non solo le concentrazioni in aria, ma anche le deposizioni sul suolo e sulla vegetazione e le possibili vie di esposizione indiretta attraverso la catena alimentare, considerando la presenza di colture, pascoli e allevamenti nell’area di ricaduta.

Traffico, rifiuti e clima

Il documento solleva criticità anche sul traffico indotto. Assumendo 300 giorni annui di conferimento e un carico medio di 26 tonnellate per automezzo, il solo ingresso dei rifiuti determinerebbe circa 25,6 consegne al giorno, pari a 51 transiti tra entrate e uscite, senza contare reagenti, materiali di consumo, servizi e allontanamento dei residui. Il Comune chiede un bilancio organico dei trasporti, con itinerari, fasce orarie, punte e verifiche su rumore, emissioni e sicurezza stradale.

Sul piano dei rifiuti, la relazione rileva che la capacità richiesta di 200 mila tonnellate annue non è ancora dimostrata come effettivamente sostenibile dai flussi disponibili. Il confronto tra produzione autorizzata (665.317 tonnellate annue) e quantitativi effettivamente avviati a recupero energetico nel 2019 (205.670 tonnellate) non è, secondo il consulente, automaticamente equiparabile a un deficit di capacità impiantistica regionale.

Infine, sul bilancio climatico, la relazione chiede di distinguere con precisione le emissioni fossili da quelle biogeniche e di quantificare l’energia netta effettivamente immessa in rete, distinguendola dalla potenza assorbita dai servizi ausiliari. Il recupero termico, in assenza di una rete di teleriscaldamento e di utenze individuate, non può essere contabilizzato come beneficio certo ma solo potenziale.

Le richieste al proponente

Le 24 richieste formulate coprono un ampio spettro: dal quadro unitario dello stato del sito alla matrice georeferenziata della conformità localizzativa, dal bilancio idrico completo alla verifica della disciplina Seveso, dalla gestione delle acque meteoriche alla protezione della falda, dal piano di emergenza al monitoraggio ambientale coordinato.

La relazione chiude sottolineando che tutte le questioni suscettibili di incidere sulla localizzazione, sulla capacità, sulla configurazione dell’impianto e sull’entità degli impatti devono essere definite prima della conclusione del procedimento, e non rinviate alla fase esecutiva o all’avvio dell’impianto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *