Nelle osservazioni presentate nell’ambito del procedimento autorizzativo, il presidente dell’Isde evidenzia criticità sulle emissioni, impatto sanitario, costi ambientali e compatibilità con il Piano regionale per la qualità dell’aria
Un impianto capace di bruciare 200mila tonnellate di rifiuti all’anno, con emissioni in atmosfera per 24 ore al giorno, in un territorio che presenta già significative criticità sotto il profilo della qualità dell’aria. È questo lo scenario al centro delle osservazioni presentate dal dottor Agostino Di Ciaula, medico e componente dell’International Society of Doctors for Environment (ISDE), nell’ambito del procedimento di Provvedimento autorizzativo unico regionale (Paur) relativo al progetto proposto dalla società Adelfia Uno S.r.l. nell’area industriale di Modugno, lungo la Strada statale 96.
Il progetto riguarda la realizzazione di un impianto di coincenerimento di combustibile solido secondario (Css), derivato da rifiuti non pericolosi. Una struttura che, secondo i dati progettuali richiamati nelle osservazioni, avrebbe una capacità di trattamento di circa 599 tonnellate al giorno, pari a 25 tonnellate ogni ora.
Numeri importanti, ai quali si aggiunge un altro dato: la produzione prevista di 64.778 tonnellate annue di ceneri, destinate allo smaltimento in discariche per rifiuti speciali.
È proprio l’impatto complessivo dell’impianto sul territorio, e soprattutto sulla salute dei cittadini, a rappresentare il fulcro delle contestazioni sollevate da Di Ciaula. Secondo il medico, la documentazione presentata dalla società proponente non offrirebbe garanzie sufficienti per escludere un ulteriore peggioramento delle condizioni ambientali e sanitarie di un’area già sottoposta a una significativa pressione emissiva.
LA QUALITÀ DELL’ARIA E I DATI DI ARPA PUGLIA
Uno degli aspetti più rilevanti delle osservazioni riguarda lo stato attuale dell’aria a Modugno. Di Ciaula richiama i dati delle centraline di monitoraggio di Arpa Puglia relativi al periodo compreso tra gennaio e luglio 2026, evidenziando concentrazioni di particolato atmosferico superiori ai valori raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
In particolare, per il PM10 vengono riportate medie pari a 21,35 microgrammi per metro cubo nella zona ASI, 21,95 in via Maranda e 26,42 nel quartiere Cecilia. Valori che superano il riferimento annuale di 15 microgrammi per metro cubo indicato dalle linee guida OMS del 2021.
Il documento richiama inoltre le criticità già segnalate dalla Città Metropolitana di Bari, che avrebbe invitato i Comuni interessati ad adottare misure locali per ridurre le emissioni delle principali sorgenti inquinanti.
Un quadro che, secondo Di Ciaula, assume ulteriore rilevanza alla luce dell’aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell’aria (PRQA), approvato definitivamente dalla Giunta regionale pugliese nell’ottobre 2026.
La questione, dunque, non riguarda soltanto le emissioni del nuovo impianto considerate singolarmente, ma il loro possibile effetto cumulativo con quelle già prodotte dal traffico veicolare, dagli impianti industriali e dal riscaldamento domestico.
IL PROBLEMA NON SI FERMA AI CAMINI
Tra le principali criticità evidenziate c’è la mancata, o comunque insufficiente, considerazione di alcune categorie di inquinanti.
L’incenerimento del Css può generare ossidi di azoto, ossidi di zolfo, monossido di carbonio, acido cloridrico, acido fluoridrico, particolato, metalli pesanti, diossine e policlorobifenili (Pcb).
Particolare attenzione viene riservata alle polveri ultrafini e alle nanoparticelle, che, per le loro dimensioni estremamente ridotte, possono penetrare in profondità nell’apparato respiratorio e raggiungere altri distretti dell’organismo.
Secondo il medico, la documentazione progettuale non avrebbe adeguatamente approfondito né la formazione di queste particelle né quella del particolato secondario, che può svilupparsi nell’atmosfera attraverso le interazioni tra le emissioni e le condizioni ambientali.
Un’omissione che, a suo giudizio, rischierebbe di determinare una sottostima dell’impatto effettivo dell’impianto.
Le osservazioni richiamano inoltre la letteratura scientifica sugli effetti dell’esposizione agli inquinanti prodotti dagli impianti di incenerimento, citando studi che hanno indagato possibili associazioni con patologie respiratorie e cardiovascolari, alterazioni della gravidanza e diverse forme tumorali.
Particolare preoccupazione viene espressa per le fasce più vulnerabili della popolazione: bambini, anziani, donne in gravidanza e persone affette da patologie croniche.
LE CRITICITÀ DELLO STUDIO SULLE RICADUTE AMBIENTALI
Un altro punto contestato riguarda lo studio previsionale delle emissioni e delle ricadute al suolo predisposto dai progettisti.
La società proponente, attraverso una modellizzazione basata sul sistema CALPUFF, sostiene che le concentrazioni degli inquinanti nei recettori individuati risulterebbero conformi ai limiti normativi.
Una conclusione che Di Ciaula ritiene non sufficiente a dimostrare l’assenza di conseguenze sulla popolazione.
Secondo le osservazioni, infatti, la valutazione non considererebbe adeguatamente l’effetto combinato degli inquinanti già presenti nell’area, la formazione di sostanze secondarie e l’impatto complessivo delle diverse sorgenti emissive.
Il medico contesta inoltre il riferimento ai limiti normativi attualmente utilizzati nella documentazione, sostenendo che sarebbe necessario considerare anche i più restrittivi parametri introdotti dalla Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria, in vista del recepimento nazionale previsto entro il 2030.
Il tema è particolarmente delicato per Modugno, territorio che, secondo l’analisi riportata nel documento, dovrà affrontare un percorso di risanamento ambientale per adeguarsi ai nuovi standard.
EMISSIONI DI CO2 E COSTI PER LA COLLETTIVITÀ
Le osservazioni non si limitano alla questione sanitaria. Un capitolo specifico è dedicato alle emissioni di gas serra e ai possibili costi economici indiretti dell’impianto.
Di Ciaula sottolinea che una parte significativa dei materiali destinati alla combustione sarebbe costituita da componenti di origine fossile, come plastiche, fibre e resine sintetiche.
A queste emissioni andrebbero aggiunte quelle legate al trasporto dei rifiuti in ingresso e dei materiali in uscita, oltre a quelle connesse allo smaltimento dei residui della combustione.
Il documento solleva quindi interrogativi sulla quantificazione delle emissioni di CO2 e degli altri gas climalteranti, sulla valutazione dei costi legati al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) e sulla possibile ricaduta economica complessiva per la comunità.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda proprio le oltre 64mila tonnellate annue di ceneri che l’impianto produrrebbe e che dovrebbero essere conferite in discariche per rifiuti speciali. Una quantità rilevante che comporterebbe ulteriori esigenze di trasporto, trattamento e smaltimento.
LA RICHIESTA: UNA VALUTAZIONE PIÙ APPROFONDITA PRIMA DI QUALSIASI DECISIONE
Nel documento, il dottor Di Ciaula individua una serie di carenze che, a suo giudizio, renderebbero la proposta progettuale inadeguata a garantire una piena tutela ambientale e sanitaria.
Tra le questioni che richiedono ulteriori approfondimenti figurano la caratterizzazione della qualità dell’aria, la valutazione delle emissioni e delle ricadute, l’analisi degli effetti cumulativi, lo stato di salute della popolazione residente e la quantificazione dei costi ambientali.
Viene inoltre evidenziata la necessità di una valutazione sanitaria strutturata, accompagnata da un’analisi epidemiologica basata sui dati locali e da una stima quantitativa dei rischi per gli inquinanti prioritari.
Il nodo centrale è dunque quello della compatibilità di un nuovo impianto industriale con un territorio che presenta già criticità ambientali documentate.
La questione dell’inceneritore di Modugno si sposta così su un terreno che non riguarda soltanto la gestione dei rifiuti e le scelte industriali, ma investe direttamente la qualità della vita e il diritto alla tutela della salute.
Le osservazioni di Di Ciaula pongono alle istituzioni una serie di interrogativi che richiedono risposte puntuali nell’ambito del procedimento autorizzativo: quale sarà il reale impatto delle emissioni? Come verranno valutati gli effetti cumulativi con l’inquinamento già presente? E quali garanzie potranno essere offerte ai cittadini che vivono nell’area interessata?
Domande che rendono indispensabile un esame approfondito di tutti gli aspetti ambientali e sanitari prima di qualsiasi decisione definitiva sul progetto.