LA NEWO? UN PERICOLO SVENTATO. ECCO QUALI SAREBBERO STATI I RISCHI

LA NEWO? UN PERICOLO SVENTATO. ECCO QUALI SAREBBERO STATI I RISCHI

Intervista al presidente del Comitato Scientifico dell’ISDE, il modugnese Agostino Di Ciaula

Il No alla Newo è forse uno dei più grandi regali di Natale che la Città, e le aree circostanti, abbiano mai avuto. La sentenza del Tar che ha decretato il diniego ad un impianto altamente inquinante ha fermato, si spera per sempre, un pericolo per l’ambiente ma anche per la salute. Quali danni ambientali avrebbe potuto creare e quali rischi per la salute? L’abbiamo chiesto al presidente del Comitato Scientifico dell’ISDE, l’International Society of Doctors for Environment, il Modugnese Agostino Di Ciaula.

Professore secondo lei è stata fatta la scelta giusta?

«Certo. L’impianto che la Newo aveva proposto non era privo di dubbi sulla sicurezza. Stiamo parlando di una tecnologia sperimentale, c’era solo un prototipo a Gioia De Colle che è servito ai proponenti per condurre delle sperimentazioni, c’erano controlli non rassicuranti da parte dell’Arpa. Era un impianto con carico inquinante importante».

Pensa che ci fosse bisogno di installare un impianto di ossicombustione?

«Questi tipi di impianti non dovrebbero essere installati. Si spera che i rifiuti possano prendere strade diverse da quelle del trattamento termico. E poi tra tutte le soluzioni questa è una delle peggiori. Abbiamo diversi studi sugli impianti di incenerimento classici che mostrano una serie di ricadute in termini sanitari. Questo tipo di impianti presentano un rischio che non è possibile non considerare».

La salute può essere stata una delle motivazioni per la decisione?

«La Sentenza del tar ha fatto ricorso al principio di precauzione. Nel caso in cui non si abbia la massima sicurezza su una determinata tecnologia, questa non deve essere utilizzata. Anche Arpa Puglia, un ente istituzionale, ha sollevato gli stessi interrogativi. Gli studi epidemiologici parlano di incremento di rischio. Malattie di tipo oncologico e non oncologico in chi risiede in prossimità di impianti di incenerimento classico sono attestate. Parliamo di tumori, malattie cardio vascolari, malattie dell’apparato respiratorio. E questo già solo in chi risiede in prossimità di impianti classici, che sono diversi da quello di cui stiamo parlando».

Pericolo sventato?

«Assolutamente sì, anche se c’è ancora una piccola possibilità che si faccia un ricorso. Ma speriamo di poter parlare al passato. Pericolo sventato per vari motivi. Primo per la gestione dei rifiuti. Perché destinare a trattamento termico i rifiuti, qualunque esso sia, è spreco di materia che potrebbe essere utilizzata in altri modi. Poi in termini di ricadute ambientali e sanitarie. Non sappiamo a quali rischi ingiustificati saremmo potuti incorrere»

Quale situazione di salute ha oggi Modugno?

«Modugno è un centro urbano esposto a numerosi rischi di impatto ambientale, sia per traffico veicolare sia perché prossima all’area industriale di Bari, una delle più importanti in Italia meridionale. C’è un carico di produzione di inquinanti considerevole. Bisogna aggiunge i rischi della contaminazione dell’area ma anche del suolo e delle falde acquifere, perché sappiamo che esistono delle falde acquifere nella zona industriale contaminate che non sono ancora state bonificate».

Cosa si sta facendo per monitorare la situazione?

«I documenti disponibili sono pochi e vecchi, tutti da scrivere per quanto riguarda Modugno. Le indagini epidemiologiche sono abbastanza datate. Non si sta fotografando in maniera adeguata la situazione. Abbiamo pubblicato lo stato di salute di Modugno, sono passati diversi anni ma da quel momento in poi la comunità modugnese non ha voluto rinnovare la fotografia. L’arpa non verrà mai a Modugno a misurare la concentrazione di metalli pesanti o incidenza di elettromagnetismo se nessuno gli dice di farlo. L’Asl non farà mai degli studi sulla concentrazione di determinate malattie se nessuno gli dice di farlo. Queste cose devono essere primarie in qualunque comunità perché “La salute deve essere al primo posto in qualsiasi forma di politica” così come afferma l’organizzazione mondiale della sanità. Qualunque attività un comune voglia avviare ci deve essere l’analisi dell’impatto sulla salute. Se non si parte da questo principio succede che a distanza di anni andiamo a fotografare danni già fatti. Bisognerebbe fotografare la situazione attuale e attuare delle misure di prevenzione primaria. Significa evitare l’immissione nell’ambiente di inquinanti o sostanze tossiche. Evitare che si insediasse la Newo non è altro che un ottimo esempio di prevenzione primaria. Monitoraggio e prevenzione devono essere i punti chiave per prevenire eventuali rischi»

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