Il giovane candidato è appoggiato dalla lista “Modugno pacifista e popolare”
Ultimo a rivelarsi, ma tra i primi a presentare la lista. Il candidato di Modugno pacifista e popolare, Francesco Loconte si rivela a CardoNews in vista delle consultazioni amministrative del 24 e 25 maggio.
Cosa l’ha spinto a scendere in campo?
Ci sono molte ragioni che mi hanno spinto a candidarmi, ma la più importante è il senso di responsabilità. Ancora una volta la città di Modugno è stata coinvolta in indagini giudiziarie e ha rischiato il commissariamento: un pericolo che oggi sembra rientrato, ma che ci impone comunque di reagire, di rimetterci in gioco e di costruire una nuova classe dirigente all’altezza delle sfide. Troppo spesso siamo stati governati da amministrazioni miopi, più attente al proprio tornaconto che all’interesse generale. Anche per questo ho deciso di fare la mia parte. A spingermi è stata anche l’esperienza che ho maturato nel mio percorso accademico e personale, che oggi metto a disposizione della città.
Pensa che anche questa volta si possa parlare di sfida tra partiti classici e civismo?
Sì, ma va detto con chiarezza: il cosiddetto civismo, a Modugno, è spesso diventato sinonimo di assenza di identità politica. Liste costruite senza una visione comune finiscono per essere instabili, e lo abbiamo visto nell’ultimo consiglio comunale, tra cambi di casacca e passaggi continui tra maggioranza e opposizione. Questo modello produce anche un consiglio comunale debole, che lascia spazio a un eccesso di potere nelle mani di pochi. Noi non crediamo all’uomo solo al comando: è un’impostazione che ha già prodotto gravi conseguenze nella storia del nostro Paese. Per questo la nostra proposta è diversa. “Modugno Pacifista e Popolare” è un progetto politico strutturato, che tiene insieme esperienze diverse ma coerenti. Non è una somma di sigle, ma una visione costruita dal basso, attraverso l’ascolto e la partecipazione, per rimettere al centro l’interesse collettivo.
Quali sono i punti programmatici essenziali della sua candidatura?
I punti centrali del nostro progetto sono tre: ambiente, lavoro e stop al consumo di suolo. Il programma è ampio e partecipato, ma la direzione è chiara: rendere Modugno più sostenibile e più giusta. Vogliamo puntare sulla riconversione ecologica, soprattutto nella zona ASI, e sull’efficientamento energetico degli edifici esistenti. Questo significa anche creare lavoro di qualità, per esempio internalizzando servizi fondamentali come la raccolta rifiuti e la cura del verde urbano, migliorando il controllo pubblico e generando nuove opportunità occupazionali. Allo stesso tempo, dobbiamo fermare la logica delle nuove costruzioni inutili: mentre si continua a costruire, i giovani vanno via e le difficoltà aumentano. Servono invece politiche che permettano di restare, sostenendo nuove attività, il lavoro locale e iniziative culturali che rendano la città più viva e attrattiva.
Cosa ne pensa dello spettro del commissariamento? Aleggia ancora su queste amministrative?
Direi che lo spettro del commissariamento oggi è più lontano, ma questo non significa che la vicenda sia chiusa. Restano da accertare responsabilità su condotte irregolari, ed è giusto che sia la magistratura a farlo. Sul piano politico, però, una responsabilità c’è stata ed è evidente. Il commissariamento non è mai una buona soluzione, perché blocca l’azione amministrativa, ma il decreto è chiaro: irregolarità e disfunzioni ci sono state, e la nuova amministrazione dovrà muoversi sotto vincoli stringenti. Sarà una fase complessa, con controlli rafforzati che limiteranno l’azione politica. Auspichiamo però che questa vigilanza serva a riportare trasparenza e legalità, evitando che tutto venga archiviato nel silenzio e che certi metodi continuino come se nulla fosse.
Se dovesse essere eletto sindaco, quale sarà il suo primo atto amministrativo?
Le indagini hanno prodotto uno scollamento netto tra istituzioni e cittadinanza, e il primo dovere sarà ricucire questa frattura. Per questo i primi atti – pur resi più complessi dalle prescrizioni del Ministero dell’Interno – riguarderanno il welfare e i bisogni concreti dei cittadini, che vogliamo rimettere al centro. Abbiamo pensato a una misura semplice ma incisiva, a costo zero per il Comune: l’attivazione di uno Sportello Unico del Welfare, diffuso in ogni quartiere. Oggi famiglie in difficoltà, giovani in cerca di lavoro e anziani spesso non sanno come orientarsi e sono costretti a muoversi tra diversi uffici. In quello sportello si potrà trovare tutto in un unico luogo: dall’orientamento al lavoro alla SportCard per garantire ai bambini il diritto allo sport, fino alla No-Tax Area per chi ha redditi inferiori ai 15.000 euro. Sono misure concrete, non promesse. Vogliamo cambiare approccio: non possono più essere i cittadini a cercare le istituzioni, ma devono essere le istituzioni a farsi trovare, presenti nei quartieri. È anche il metodo che abbiamo praticato in questi anni: fare da collante tra cittadini e servizi, rendendo accessibili diritti che spesso restano solo sulla carta. Solo così possiamo combattere disillusione e rassegnazione e rimettere al centro i problemi reali delle persone.