ROCCO STRAGAPEDE, UN MODUGNESE CONTRO LA MAFIA

ROCCO STRAGAPEDE, UN MODUGNESE CONTRO LA MAFIA

Ci lascia l’uomo ombra di “Mani pulite”. Il ricordo del cugino Antonio Stragapede

È sempre stato dietro le quinte ma, con la sua presenza e il suo lavoro, ha contribuito alla dura lotta contro la mafia. Rocco Stragapede lascia la sua città natale, Modugno a 71 anni. Una carriera tutta dedicata all’arma e alla legge. Di origini modugnesi, viveva a Milano con la sua famiglia ormai da anni. In città lascia 4 fratelli, e un cugino, Antonio Stragapede, che lo ricorda come un uomo molto chiuso ma dal grande cuore.

“In famiglia lo chiamavamo “Rocchino” – ricorda affettuosamente – aveva sempre un grande sorriso ma, sicuramente anche a causa del suo lavoro, aveva un carattere molto riservato. Tra me e lui correvano 11 anni di differenza. Ha combattuto per quasi 10 anni con una lunga malattia e a Modugno purtroppo non tornava da anni”.

Anche se il suo nome non è conosciuto, è stato uno dei pilastri di “Mani pulite”, sempre a fianco dell’allora magistrato Antonio Di Pietro.

“Rocco e Di Pietro erano diventati più che amici – spiega Stragapede – erano come fratelli. Si sono incontrati per caso, Quando entrò in polizia andò a lavorare come poliziotto nell’entourage del sostituto procuratore di Milano Antonio Di Pietro. Iniziò a collaborare nella sua prima indagine importante, quella sulle patenti facili, uno scandalo di fine anni 80’ a Milano. Poi iniziò a lavorare in “mani pulite” fino a diventare l’uomo di fiducia di Di Pietro”.

C’era lui vicino ad Antonio Di Pietro quando, il 17 febbraio 1992, trent’anni fa, al Pio Albergo Trivulzio, scatta il blitz che incastra Mario Chiesa con la tangente appena incassata. Ed era sempre lui, il giorno dell’ultima udienza per il processo “mani pulite” ad accogliere la toga di Di Pietro che, dopo aver terminato, l’ha tolta in aula e consegnata nelle sue mai. La loro grande amicizia non cessa di esistere neanche quando Antonio Di Pietro decide di intraprendere la carriera politica e Rocco decide di non seguirlo. Le loro strade professionali si sono divise, ma il rispetto reciproco e l’amore per la giustizia legherà sempre questi due grandi uomini che, uno silenziosamente, l’altro più platealmente, in prima linea hanno fatto la storia della legislatura italiana.

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